Medioevo

La terra non era piatta neanche nel Medioevo

All’epoca di Crisoforo Colombo la gente pensava che la terra fosse piatta e che l’oceano Atlantico fosse abitato da mostri tanti grandi da divorare una nave intera. Colombo dovette combattere queste credenze, era sicuro che la terra fosse una sfera. Tali parole sono riportate in un libro statunitense per bambini del 1919, ma non corrispondono alla verità. L’intera idea secondo cui nel Medioevo la gente riteneva che la terra fosse piatta, sebbene molto diffusa, è falsa. È un’invenzione nata nel settecento per dimostrare come quello fosse un periodo buio riscattato da Lumi. Tuttavia, tale opinione si propagò nel diciannovesimo secolo grazie a un romanziere e a chi prese per ricerca storica il suo lavoro.

I greci lo sapevano, la prima nozione scientifica di sfericità della terra si deve a loro. Nel quarto secolo a.C. Aristotele ridicolizzava l’idea di una terra piatta basandosi su prove empiriche come il fatto che il firmamento cambiasse e nuove stelle apparissero a mano a mano che l’uomo viaggiava. Nel terzo secolo a.C. Eratostene arrivò persino a misurarne la circonferenza e i più grandi scrittori cristiani che vennero dopo di lui partivano da questo dato appurato, cioè che la terra fosse una sfera. Lo conferma anche Dante quando scende nelle profondità dell’inferno ed esce dall’altra parte, dove le stelle sono sconosciute: l’autore della Commedia è consapevole della rotondità della terra, e non commenta il fenomeno perché dà per scontato che il lettore lo sappia.

Dall’inizio alla fine del Medioevo la terra era rotonda, non c’erano dubbi: lo dicevano Tolomeo e Aristotele, che erano le autorità per descrivere il mondo naturale, così come Beda il Venerabile, Isidoro di Siviglia e Tommaso d’Aquino, i quali con i loro scritti davano forma alla cristianità.

Il primo a sostenere che nel Medioevo si credesse alla terra piatta fu Washington Irving, il quale scrisse una biografia romanzata di Cristoforo Colombo, pubblicata ne 1828. In quest’opera il marinaio genovese voleva presentare il progetto di raggiungere le Indie viaggiando verso ovest ma aveva incontrato l’enorme resistenza della commissione spagnola, che sollevava obiezioni teologiche. «L’idea di fondo di Colombo, cioè la forma sferica della terra, era messa a tacere basandosi sui passaggi delle Sacre Scritture che sottintendevano che fosse piatta», scrive Irving. In realtà gli spagnoli sapevano bene che era sferica, e ne conoscevano approssimativamente le dimensioni, ma giudicavano le Indie troppo lontane per caricare provviste sufficienti per il viaggio che non avrebbe avuto tappe intermedie. In effetti, e qui arriva la scoperta (casuale) di Colombo, ignoravano che fra l’Europa e l’Asia si frapponesse il continente americano. In nessun momento basarono la loro opposizione al viaggio sulla Bibbia.

Drammatizzando in maniera avvincente l’avventura della scoperta dell’America, il libro di Irving aveva avuto un enorme successo e, sebbene mancasse di rigore storico, gli fruttò onori e dottorati nelle università, dove il suo lavoro fu incorporato negli studi su Colombo. Successivamente lo stesso Irving aveva cercato di abbassare i toni della polemica e aveva dichiarato che i sostenitori della terra piatta all’interno della commissione spagnola erano una minoranza. Tuttavia quel dettaglio presentava un fascino irresistibile.

Scienza e religione

Erano gli anni in cui il darwinismo stava mettendo sottosopra la rigidità della concezione cristiana della natura, e si sfruttò l’occasione per dimostrare che nel passato la Chiesa si ere clamorosamente sbagliata e che rimaneva un ostacolo al progresso e alla conoscenza. In tale contesto la versione di Irving venne ripresa e ampliata da due autori che ebbero grande risonanza alla fine del diciannovesimo secolo: lo scrittore Andrew Dickson White e il chimico John William Draper. Nel suo History of the Conflict between Religion and Science (La storia del conflitto fra la religione e la scienza, 1875) Draper dichiarò: «La grande questione della forma terrestre venne decisa da tre navigatori: Colombo, da Gama e Magellano». Nel 1894 White andava oltre sostenendo: «Persino dopo che il viaggio di Colombo aveva rafforzato l’idea della sfericità della terra, la Chiesa era ancora convinta che la terra era un disco piatto». I due rispolverarono dall’oblio antichi testi di cosmo logia cristiana che avevano proposto tale visione della terra. Tra questi i testi di Lattanzio, che inorridiva all’idea dell’esistenza degli antipodi deserti perché tutto il mondo doveva essere animato dalla credenza in Dio, e quelli di Cosma Indicopleuste, secondo il quale la terra non solo era piatta, ma aveva la forma rettangolare del tabernacolo di Mosé.

Una storia ghiotta

Nella ricostruzione di Draper e White, Lattanzio e Cosma diventarono i pensatori più influenti del loro tempo e le loro idee rappresentative del Medioevo. Lo scopo era semplice: argomentare che anche allora la Chiesa negava evidenze scientifiche in nome dei dogmi della religione Tra l’altro, White era anche presidente di un’università, la Cornell, e si assicurò che questa versione fosse inserita nei testi scientifici e si propagasse accademicamente. In realtà., sebbene le teorie di Cosma siano state fonte d’ispirazione per alcune figurazioni cartografiche successive, non furono la referenza principale del Medioevo, come invece Tolomeo o Aristotele. Tra l’altro, Cosma scriveva in greco, una lingua poco conosciuta dagli studiosi medioevali europei, ed era stato tradotto in latino solo nel settecento. S’ignora se più o meno consapevolmente White E Draper ignorarono la contraddizione intrinseca nel più famoso caso di conflitto fra scienza e religione: il processo a Galileo. Lo scienziato pisano era accusato di eresia per aver negato il sistema tolemaico, cioè la visiona ufficiale della Chiesa, secondo la quale la terra è, appunto, una sfera circondata dagli altri corpi celesti, sfere anch’essi. La polemica che sconvolse la vita di Galileo non riguardava la forma del pianeta, bensì la circostanza che fosse il sole a girare attorno alla terra o viceversa. Ormai il danno era fatto. La credenza, o meglio la diceria, che il Medioevo vivesse in una terra piatta era una storia ghiotta, che si radicò nell’immaginario popolare come l’ennesima prova dell’oscurantismo dell’“età dimezzo”.

A torto: nel Medioevo la terra era rotonda.

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