Storia

La religiosità dei Lucani

Da qualche decennio la Lucania ovvero la Basilicata(1) è divenuta oggetto di varie ricerche che si muovono in direzioni diverse. alcuni studiosi tendono a scoprire i segni della civiltà più antica,quella autctona, e gli influssi da essa subita successivamente da immigrazioni di altre civiltà, specie di quella della Magna Grecia. Altri con la stessa passione dei meridionalisti della prima generazione( Sturzo, salvemini…), ma con interessi propri della seconda generazione cui appartengono( Levi,Scotellaro,Silone, De Martino, Friedman, Nelson,Balfield,Thomson…) si sono dedicati alla analisi attuale società della Basilicata: sui suoi ruoli secolari, sulle sue strutture economiche, di sottosviluppo, sulle prospettiva di vita arretrate e della possibilità di inserimento economico della regione nei livelli economici ,civili della società nazionale. particolare interesse hanno trovato alcune ricerche di carattere antropologico come quello di Levi,De Martino, Bronzini, Rossi, toccando e analizzando alcuni aspetti sulla religiosità popolare del popolo Lucano. Gli studiosi odierni stanno riscoprendo il valore della Cultura popolare, che pur nelle sue forme espressive elementari racchiude valori profondi. Nel contesto di questa nuova rivalutazione della Cultura popolare, c’è anche la riscoperta del valore della religiosità popolare. Nella Cultura ufficiale corrente, ispirata da più scuole di pensiero, la religiosità popolare non ha avuto il giusto riconoscimento, era stata( forse ancora oggi)talora considerata con disprezzo ,come un insieme di superstizioni , praticamente una forma inferiore dello spirito, frutto di ignoranza e superstizione, che molto presto il progresso avrebbe spazzato via. Per Benedetto croce la religione ” religione esteriore, superstiziosa e pinzonchera “si opponeva alla religione della ragione”, ” alla fede della ragione degli illuministi propri, che per lui era la vera religione. Ma ancor prima di lui molti altri avevano profetizzato la scomparsa del sacro. Nella area della teologia negli ultimi tempi non sempre chiari si è gettato una forma di discredito sulla religiosità popolare. interessante la posizione di Bonhoffer 6) di ” Cristianesimo senza religione, della scomparsa cioè dalla vita dell’uomo,divenuto adulto, di ogni segno di religione, ha indotto al disprezzo di un cristianesimo religioso” e quindi della religione popolare che di tale cristianesimo è la forma più evidente. Ma anche nell’area pastorale non mancano i motivi che hanno portato all’emarginazione della religione del popolo. la nascita di movimenti laici d’apostolato e di nuovi ministeri, la diffusione di comunità di base, hanno portato ad una pastorale intensiva che ha avuto delle tensioni,quali una tendenza alla elitismo,l’interesse ai soli militanti,quindi una chiusura di se stessi, di gruppi di comunità e movimenti,mostrando di fatto un disprezzo verso quanto non si mostrava” Cristianesimo autentico” ossia la religiosità popolare.
In Basilicata sorprendentemente si assiste ad una persistenza della religione Popolare, e non solo. da qualche anno da quasi tutti i settori della teologia emerge un interesse particolare alla religiosità popolare, lo dimostrano le tante pubblicazioni e i tanti convegni. non ultimo anche il pensiero sociologico ha un attenzione particolare. presso l’Università di Urbino è stato tenuto un convegno sulla religiosità popolare. Credo ,che anche la della filosofia religiosa ci da segnali concreti in quanto la fede deve necessariamente incarnarsi in una religione in quanto la religione evita la fossilizzazione grazie all’apporto entusiastico e vivo della religiosità popolare. La religiosità popolare è un segno di un alto potenziale antropologico ,che non può essere compresso e represso nell’inconscio della nostra vita. la riflessione sulla religiosità, del popolo lucano non vuole essere ne studio ne riflessione,ma vuole tendere ad una interpretazione vera e genuina, nuova, che fino a ora il contesto culturale non solo non hanno considerato ,ma faziosamente eliminato.

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