Storia

La nascita degli ordini equestri militensi

Serie "Nobiltà e Cavalleria" #04

Gli sviluppi dei secoli XII e XIII portarono la cavalleria a costituirsi come dignità eminentemente personale, e di ciò sono prova vari precetti, quali il divieto della trasmissione ereditaria del titolo – che ogni cavaliere doveva sapersi guadagnare da sé – e il corrispondente diritto di ogni cavaliere di creare nuovi cavalieri, in quanto depositario del nuovo spirito di cui la cavalleria era portatrice: eroi di coraggio e di pietà, creatori di potenza, di virtù e di bellezza, che erano capaci di infondere nei novelli confratelli per la difesa e il trionfo della fede.

Dopo la metà del secolo XIII e più ancora nel corso del secolo XIV, la cavalleria, di pari passo con la diffusione delle compagnie di ventura, soffrì di una progressiva decadenza dovuta al divenire mestiere dell’esercizio delle armi. Con il secolo XV e l’invenzione della polvere da fuoco, il decadimento fu completo, perché decrebbe la preminenza alle truppe a cavallo anche come ordinamento militare.

Rimasero solamente gli Ordini Cavallereschi, allora, a tramandare nei secoli il nome e gli ideali immortali – di sangue, dello Spirito, di virtù e del merito – che sin dai primordi avevano connotato il Corpo della Cavalleria.

Gli Ordini, persi così gli originari caratteri dell’epoca delle prime Crociate, si evolsero entro la forma dei c.d. ordini indipendenti ovvero divennero talvolta appannaggio di Case Sovrane, i cui membri ne assunsero il titolo di Gran Maestro e li plasmarono entro istituzioni dinastiche, legate al patrimonio statuale della Corona quando non familiare. Tale trasformazione valse anche a definirne gli scopi entro la cornice della sanzione del riconoscimento dei doveri individuali e sociali, che si definì nella ricompensa degli atti di devozione all’Ordine, alla Nazione o alla Dinastia, e altresì nel premio dei meriti degli insigniti nei varî campi di espressione della creatività e della carità umane e delle virtù civili e cristiane.

Le regole di comportamento degli appartenenti agli Ordini, originariamente stretti da voti religiosi, divennero, a imitazione dell’alto e glorioso retaggio cavalleresco, valori, patrimonio e modello di sostegno morale di tutta l’umanità, in ogni tempo: così, a esempio, la fede in Dio, la condotta d’onestà e di solidarietà umana, la protezione dei deboli e degli indifesi, il culto dell’onore, il rispetto della parola data, il ripudio della menzogna e della violenza, la lealtà verso i propri stessi nemici, il rispetto della donna, la tutela delle vedove e degli orfani, la fedeltà al Sovrano, si fecero pregnante momento identificativo, morale e spirituale, dell’appartenenza all’Ordine della Cavalleria astrattamente inteso.

Le vicende storiche che determinarono talvolta lo scioglimento degli Ordini non poterono intaccarne il forte radicamento nella coscienza dei popoli e di quelle famiglie i cui membri ne furono insigniti e poterono fregiarsi di essi, ma il costume di contrassegnare onorificamente il merito di quanti si fossero dimostrati degni divenne in seguito appannaggio tout court degli Stati e delle Nazioni contemporanee.

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